– Le pitture di Ribechi esprimono, nell’incessante indagine volta ad una sperimentazione continua, tutto il senso di un vitalismo estremo che pare condensare,  nello slancio creativo, le esperienze di una vita interiore condotta senza posa. Nei soggetti di paesaggio così come nelle caratterizzazioni della figura umana emergono elementi comuni che si  identificano nelle accese cromie e nella sintesi formale. Le scansioni cubiste e le semplificazioni futuriste, nel significato letterale del termine, lasciano trasparire un silenzio eloquente, immerso  in un mondo privatissimo che rivela una riflessione di chiara matrice esistenzialista.

(Giancarlo Bonomo)

– Artista eclettico e ricco di immaginazione porta nelle sue tele un chiaro riferimento a Mirò e Picasso, dando libero sfogo a ricordi e ad associazioni di oggetti, volti, forme e colori, mettendo in ogni dipinto  una sorta di trasformazione della realtà vissuta. I volumi desunti dalla natura e dagli  incontri avvenuti sono filtrati, osmoticamente contaminati e frammentati in tagli geometrici, di stampo cubista, armonicamente composti in una sorta di puzzle cromatico gioioso e onirico. Queste sue trasfigurazioni per il loro procedere per sfumature e passaggi di colore, si avvicinano anche alle movimentate sfaccettature futuriste, creando un moto ed una vitalità ulteriore all’interno dell’opera.

(Franca Mariotti)

– Contraddizione, distacco, sono temi che fanno di Ribechi un maestro riflessivo, che traccia visivamente i sentimenti dell’anima. Una segnica molto complessa la sua. Ribechi traccia le linee guida di un nuovo alfabeto geometrico. non più legato a rigide strutture architettoniche ma alla genialità del gesto. Nuove figure fanno  la loro comparsa sulla tela. Figure che vengono riempite da una cromia sempre molto accesa, enigmi visivi. Contraddizioni dell’anima che dialogano concettualmente con vuoti dello spirito e malessere terreno. Distacco vissuto come rinuncia. L’arte di Ribechi è un arte che attrae, seduce,affascina. Il maestro, grazie alla sua segnica, crea un nuovo universo spaziale. un universo in cui le vecchie architetture scompaiono per lasciare spazio ad una nuova geometria della mente. Ribechi è un vero maestro.

(Salvatore Russo)

– La cifra di questo autore sta nello spartiacque tra i due periodi fin qui sviluppati dalla sua arte; il periodo figurativo e quello astratto. Il motivo conduttore del periodo figurativo è il racconto. I lunghi anni passati da Ribechi in interminabili viaggi, che lo hanno portato da una parte all’altra del globo, sono la materia prima delle sue creazioni. Ogni percorso gli ha regalato una mappa sensibile di tipi umani, di situazioni e vissuti, che egli ha recepito e trasformato in un repertorio di immagini, semplici o complesse, legate ai ritmi della vita quotidiana, ai cicli della natura. Ha mescolato volti e sguardi, colori e profumi di diverse culture, stagioni, territori. Li ha ricomposti con mano trasognata nelle sue tele in un unico fiume di memorie , immagini, archetipi nei quali ognuno di noi può riconoscersi. E’ per questo che bisogna studiare bene il periodo figurativo per comprendere quello successivo; l’astratto. Non più volti grinzosi o tirati, non più occhi lucidi od opachi che parlano muti del passare del tempo, delle morti e delle nascite ma colori, intrecciati o mischiati, con pennellate dolci o furiose, che richiamano le stesse atmosfere, gli stessi paesaggi dell’anima. Colori intensi, saturi, brillanti che esprimono la qualità del sentire della visione comune ai due periodi. Quindi è la luce, che prima sfiorava volti e corpi teneri e appassionati o spietati, a trasformarsi in tratti luminosi del pennello, in movimenti sicuri che trascinano lo sguardo in labirinti e geometrie piene di pathos.  Il passaggio dal figurattivo all’astratto è la chiave di lettura di questo tentativo artistico di unificare ciò che apparentemente è lontano e diverso, incomprensibile e incomparabile. La differenza, analizzata miniziosamente nel periodo figurativo, diventala scomposizione delle luci del periodo astratto, richiamando forse la molteplicità confusa e dissonante che scorre nelle acque contemplate da un personaggio  a lui caro, Siddharta.

(Enrica Tedeschi)

– Il tracciato ad azione concreta nell’albergante sussulto scenografico, consono a riprodurre la vita, il reattivo richiamo ad essa formulato, definisce in sequenza schematica, l’intero riordino cognitivo atto a determinare la realtà in sintesi figurativa, in seguito ad un modello propriamente interpretato  dallo stesso autore il quale concretizza in  visione intrinseca le modulazioni cromatiche. Con certa libertà segnica, il pittore Giuseppe Ribechi, pondera la stessa parziale definizione del piano a complemento  di una consuetudine tonale da cui si evidenziano i marginali effetti cromatici, come un lirico,  pensoso e corrisposto  moto di ricerca. Il contenuto formale che introduce l’espressività creativa nella pittura di Ribechi, reagisce e attua il sostanziale mutamento  spazio-temporale, al fine di progredire con unicità in quel suo percorso analitico, da cui si orientano le informazioni  circa l’ambiente ed il modo di vita odierno. Un coerente sistema trasfigurativo viene ad essere incisivo nella risposta personale dell’autore, in quel  suo senso  di liricità definita in spazi realmente visti con seguenze concrete e legami simbolici. Diviene perciò elegante il modello estetico provato da un forte evento emozionale, alla base del quale, il trattato iconografico, conferma le attitudini dinamiche del pittore Giuseppe Ribechi, ponendo i suoi stessi soggetti  nel responso espressivamente astratto e condiviso da una logica riassuntiva consona a rapportare il segno nella definizione del messaggio.

(Flavio de Gregorio)